Vibe coding ≠ innovazione: il ruolo umano nell'era del'AI 🚫

Vibe coding ≠ innovazione: il ruolo umano nell'era del'AI 🚫

24 agosto 2025·Sandro Lain
Sandro Lain
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Vibe coding is not innovation

TL;DR: L’entusiasmo (“vibe”) e l’AI accelerano alcune fasi del lavoro, ma non garantiscono vera innovazione: servono metodo, misurabilità, competenze ingegneristiche e responsabilità umana per trasformare idee in soluzioni sostenibili.

Vibe coding, AI e il rischio dell’omologazione

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di vibe coding: lasciarsi trasportare dall’entusiasmo, magari con l’aiuto di una AI, sperando che l’innovazione arrivi da sola. Ma se bastasse l’atmosfera giusta per rivoluzionare la tecnica, saremmo tutti circondati da unicorni e torte infinite. 🦄🍰

In realtà, l’addestramento dei Large Language Model (LLM) richiede tempo e porta con sé una certa dose di “vecchio”: codice basato su versioni passate, pattern già visti e framework che oggi fanno sorridere. Gli agenti di coding seguono i sentieri più battuti, quelli che la statistica suggerisce come i più diffusi. L’AI, per quanto avanzata, spesso si limita a riassemblare soluzioni esistenti, rischiando di perpetuare errori o limiti già noti invece di superarli. È come se il futuro del software fosse una gigantesca catena di montaggio di idee già viste, con qualche decorazione nuova qua e là.

Se tutti usano le stesse AI e gli stessi pattern, il rischio è che il software diventi sempre più simile, perdendo unicità e valore competitivo. L’innovazione non può essere solo una questione di media statistica: serve il coraggio di uscire dal coro e la capacità di riconoscere quando è il momento di cambiare ricetta.

Intuizione, contesto e responsabilità: il vero valore umano ✨

L’intuizione, quella capacità di “sentire” la soluzione giusta anche senza prove statistiche, resta un elemento chiave che distingue il lavoro umano da quello delle macchine. L’AI può imitare, mescolare, proporre, ma la scintilla vera resta umana. È come chiedere a un robot di inventare una nuova danza: può copiare i passi, ma non sentire la musica.

Le AI non comprendono davvero il contesto aziendale, culturale o emotivo in cui si inserisce una soluzione: solo l’umano può adattare davvero il codice alle esigenze reali. E non dimentichiamo la responsabilità morale e tecnica: le scelte fatte da un umano hanno conseguenze che una macchina non può valutare o assumersi. Le macchine non hanno bisogni, né sentono il peso dei problemi. I “problemi” che risolvono sono, in realtà, necessità umane tradotte in linguaggio comprensibile per loro. Solo chi sta davanti allo schermo può davvero capire quale sia la soluzione innovativa che meglio si adatta all’esigenza reale. L’AI può suggerire, ma la direzione la dà sempre l’umano.

Innovazione vera: confronto, miglioramento e collaborazione 🤝

La macchina può generare la soluzione che statisticamente sembra più adatta, ma non può inventare dal nulla. L’innovazione nasce dal confronto tra implementazione e miglioramento qualitativo rispetto a ciò che già esiste. Serve spirito critico, esperienza e, sì, anche un pizzico di creatività per non prendersi troppo sul serio.

La vera forza sta nella collaborazione uomo-macchina: la sinergia tra capacità umane e strumenti AI può portare a risultati sorprendenti, ma solo se l’umano resta al timone.

Vibe coding is not innovation

Quando i miglioramenti delle AI mostrano i limiti degli sviluppatori precedenti 🔍

Spesso i miglioramenti prodotti da un’AI mettono in luce debiti tecnici o compromessi pratici fatti in passato: non sempre sono esempi di innovazione autonoma, ma diagnosi che indicano dove intervenire.

Checklist minima per valutare se una modifica è vera innovazione:

  1. Cambia le assunzioni di base del progetto (modello dati, API, architettura)?
  2. Ha impatto misurabile sul business o sulle metriche tecniche (latency, error rate, costi)?
  3. Risolve un trade-off strutturale o è solo un miglioramento locale?

In pratica: trattiamo i suggerimenti AI come diagnosi e proposte di terapia, non come la prescrizione definitiva. Le migliorie proposte dalle AI sono utili — e spesso rapide — ma attribuire a un modello il merito dell’innovazione rischia di nascondere responsabilità, contesti e opportunità di apprendimento umano. Se usate correttamente, le AI diventano potenti strumenti diagnostici che ci mostrano dove intervenire per fare vera innovazione, ossia ripensare e migliorare le decisioni di fondo che solo una prospettiva umana consapevole può decidere di cambiare.

Conclusione: la vera innovazione ha bisogno di te 🚀

Affidarsi solo al vibe coding e all’AI è come aspettare che la torta si cucini da sola: magari viene fuori qualcosa di commestibile, ma difficilmente sarà memorabile. L’innovazione richiede il contributo tecnico, ingegneristico, creativo e morale di chi, ogni giorno, si sporca le mani con il codice.

Le competenze ingegneristiche di uno sviluppatore non possono (almeno per ora) essere sottovalutate o delegate completamente alle macchine: sono proprio queste capacità a fare la differenza tra una soluzione banale e una davvero innovativa, solida e sostenibile nel tempo.

E, per fortuna, questo resta ancora un privilegio tutto umano.

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